Davide Conti «Criminali di Guerra Italiani, Accuse, processi e impunita nel secondo dopoguerra»



 
Alla fine della seconda guerra mondiale le alte gerarchie militari italiane avrebbero dovuto rispondere dei crimini di guerra compiuti in Albania, Jugoslavia, Urss e Grecia dalle truppe del regio esercito. Mario Roatta, Gastone Gambara, Alessandro Pirzio Biroli, Emilio Grazioli, Mario Robotti e tanti altri invece non subirono alcun processo – tranne Roatta che però fuggì in Spagna e venne poi amnistiato e prosciolto – né all'estero né nella neonata Repubblica democratica antifascista.
A salvarli dall'estradizione e dai procedimenti penali fu l'equilibrio politico-militare della Guerra Fredda che congelò la questione dando la possibilità al governo italiano, grazie al decisivo sostegno degli Alleati occidentali, di eludere ogni forma di sanzione giuridica ai danni dei vertici del proprio esercito. La “Commissione d'Inchiesta” presieduta da Luigi Gasparotto rappresentò lo strumento che garantì tale impunità.
L'appartenenza al blocco occidentale consentì all'Italia di stipulare accordi segreti con la Grecia, mentre Usa, Gran Bretagna e Francia rinunciarono a processare i militari del regio esercito e sostennero la posizione dilatoria ed elusiva del governo di Roma di fronte alle rivendicazioni di paesi come Urss, Jugoslavia e Albania. La fine della Guerra Fredda ha permesso, dopo il ritrovamento dell'“armadio della vergogna” l'apertura di nuovi processi per le stragi naziste in Italia ed una prima, seppur cauta, disponibilità di materiale documentario sulla condotta del regio esercito.
Questo libro, attraverso un’ampia mole di documenti in larga parte inediti, proveniente da vari Archivi e commissioni d'inchiesta parlamentare, si concentra sulle trattative, gli accordi, le tensioni nazionali e internazionali relative alla questione dei criminali di guerra, cercando di evidenziare come e perché fu possibile assicurare l'impunità a centinaia di militari del regio esercito e di camicie nere dando luogo alla cosiddetta “mancata Norimberga”
e all'inconsistente mito autoassolutorio degli “italiani brava gente”.
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INDICE

Capitolo 1 – la questione dei crimini di guerra tra Italia e Grecia

1.1. L’antefatto: i delitti italiani in Grecia    
1.2. La redazione della controdocumentazione italiana
       nella logica della difesa    
1.3. I primi processi ai criminali di guerra italiani in Grecia    
1.4. La legislazione greca per la punizione dei criminali di guerra
       e dei collaborazionisti   
1.5. Relazioni politiche e procedimenti giudiziari:
       il doppio binario italo-greco sulla questione dei criminali di guerra    
1.6. Richieste di estradizioni, condanne dei Tribunali Speciali
       e mediazioni diplomatiche:
       i primi processi ai criminali di guerra italiani in Grecia    
1.7. Richieste di aiuto, minacce e ricatti: le tensioni tra detenuti in Grecia
       e Rappresentanza Diplomatica italiana    
1.8. Tra guerra fredda, guerra civile e continuità dello Stato:
       il caso di Cuomo e D’Agostino    
1.9. Giudicare, condannare.... scarcerare:
       la via italo-greca alla “diplomazia giudiziaria”    
1.10. Dal caso Ravalli allo scambio di prigionieri:
         verso la conclusione della vicenda
         dei criminali di guerra italiani in Grecia    
note    

Capitolo 2 – Italia e Albania alla fine del conflitto mondiale

2.1. Dalla costante geografica alla lista dei criminali di guerra  
2.2. Il viaggio di Mario Palermo in Albania
       e l’istituzione della Missione Turcato    
2.3. Dalla richiesta dei criminali di guerra ai primi processi
       contro gli italiani in Albania    
2.4. Dalle “missioni ufficiose” alla questione delle riparazioni di guerra:
       le relazioni italo-albanesi nel contesto internazionale post-bellico    
2.5. Le complicazioni internazionali nelle relazioni bilaterali italo-albanesi    
2.6. Tra appartenenza al blocco occidentale e necessità
       dell’interlocutore sovietico: l’Italia e i Balcani nel dopoguerra.    
2.7. Dai tentativi diplomatici alla lista dei 142 della Commissione di Stato
       albanese: accusa e difesa dei criminali di guerra italiani    
note    
Lista dei criminali di guerra presentata dallo Stato albanese alle Nazioni Unite   

Capitolo 3 – L’Italia e i crimini di guerra in Urss

3.1. Guerra Fredda, diplomazia e questione comunista    
3.2. Le argomentazioni difensive italiane di fronte alle commissioni sovietiche    
3.3. Criminali, prigionieri, dispersi: gli italiani in Urss
       e la linea politica dell’ambasciatore Quaroni    
note    

Capitolo 4 – L’Italia e gli Alleati

4.1. Tra fine della guerra mondiale e inizio della Guerra Fredda
       gli Alleati e la questione dei criminali italiani    
4.2. Dalle sentenze di condanne a morte alla protezione internazionale:
       la transizione degli Alleati verso l’impunità italiana    
4.3. Tra condanne a morte e impunità, la politica del “doppio binario”
       degli Alleati: dalla strage di Quota al caso Beanks,
       dallo scontro con la Jugoslavia alla fucilazione di Musetti    
4.4. La “linea Facchinetti” al Ministero della Guerra e l’affermazione
       del paradigma dell’impunità    
4.5. Usa, Gran Bretagna e Vaticano:
       il fronte anticomunista e la questione dei criminali di guerra italiani    
4.6. Dall’assenso anglo-americano all’amnistia:
       la soluzione Alleata alla questione dei criminali di guerra italiani    
4.7. Dal caso Barranco ai detenuti di Procida:
       la definitiva consacrazione del paradigma dell’impunità    
note    

Capitolo 5 – Italia e Jugoslavia: crimini e diplomazia al confine orientale

5.1. L’azione congiunta di Alessandro Casati e Giovanni Messe
       contro le denunce jugoslave    
5.2. Crimini di guerra e Resistenza partigiana:
       il Giano bifronte dell’Italia post-bellica    
5.3. Condanne a morte, commutazioni di pena ed amnistie:
       le sentenze dei tribunali jugoslavi    
5.4. Dal Trattato di Pace al Decreto Presidenziale del 1948:
       il rifiuto italiano di consegna dei criminali ustascia e cetnici
       e le condanne a morte degli jugoslavi    
5.5. Dalla “Missione Palermo” alla questione dei rimpatri:
       il Pci il Psiup e la “diplomazia parallela” in Jugoslavia
       al tempo della Guerra Fredda    
5.6. Il sostegno Alleato all’Italia e lo scontro con la Jugoslavia    
5.7. Il crocevia del 1948: dalle nuove tensioni italo-jugoslave allo sguardo
       degli Alleati sulla rottura tra Stalin e Tito    
5.8. Senza reciprocità nessun processo.
       La via giudiziaria all’impunità nell’Italia repubblicana    
note    

Conclusioni

1. I crimini di guerra italiani nel contesto internazionale    
2. I crimini di guerra italiani nel contesto nazionale    
3. I crimini di guerra italiani dopo la caduta del Muro di Berlino:
    dalle censure alle scuse    
note